Scritto da me

La Bambina è tornata

Sono questi i libri che mi hanno accompagnato negli ultimi due mesi.
Diritto civile, diritto processuale civile, costituzionale, ecclesiastico, internazionale privato e deontologia.
Più di 3000 pagine da sottolineare, schematizzare, ripetere.
Sei libri che mi hanno fatto tornare indietro nel tempo, mi hanno riportato con la mente all’università, alle notti insonni, a quando la laurea mi sembrava una luce lontana, a quando l’obiettivo della mia vita mi sembrava chiaro. Sfogliando queste pagine ho ripercorso ogni momento della mia pratica forense: la mia prima volta in tribunale e quella scritta che mi ha sempre emozionato “la legge è uguale per tutti”. In quei due anni ho faticato tanto soprattutto per riuscire a tenere nascosta una verità scomoda: a me fare l’avvocato proprio non piaceva. Mi piaceva parlare con i clienti, ascoltare le loro storie e cercare di aiutarli. Fine. Tutto il resto lo odiavo.

Ammettere che volevo cambiare vita, che l’obiettivo che avevo perseguito per tanto tempo senza mai cambiare idea non era più lo stesso mi ha devastato. Dirlo al mondo, sentirmi dire: “ma sei matta? Dopo tutto questo tempo butti all’aria ogni cosa?” Ebbene si, l’ho fatto e sfogliando questi libri mi sono resa conto di aver fatto la scelta migliore della mia vita.

Eppure a dicembre nonostante l’inizio di una nuova vita fatta di articoli di giornale e servizi per tv e web ho deciso di presentarmi comunque all’esame di stato per l’abilitazione alla professione forense.

Perché l’ho fatto? Per una questione di orgoglio. Volevo dimostrare agli altri più che a me stessa che potevo farcela a prendermi quel titolo. E invece quel titolo alla fine non l’ho preso. L’esame non l’ho passato. Segno del destino? Forse. O semplicemente maggior consapevolezza che quella non è la mia strada. Seduta su quella sedia, davanti a quella commissione non ero io. Non ero io per il semplice fatto che sono cambiata e insistevo nel voler essere quella di un passato che non c’è più. Ora posso dire che il primo grande capitolo della mia vita è stato chiuso e che se ne apre un altro in cui le parole chiave saranno ottimismo e maggiore fiducia in me stessa perché comunque sia andato, questo percorso mi ha fatto scoprire lati del mio carattere che non pensavo di avere. E’ stato difficile, ma alla fine ho capito che davvero non è mai troppo tardi per cercare la felicità. Io l’ho trovata tra le pagine di giornali e libri, tra un’intervista e un racconto.

Quindi adesso come dice il grande filosofo contemporaneo Fabio Rovazzi, faccio quello che voglio, faccio quello che mi va.

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